IL SEGNO DI SHAMBALLA – Misteri Esperienze di Viaggi e Storia Occulta

meili-snow-mountainAnno 1928. “Qualcosa di lucente, vola molto alto. Prendiamo nelle tende tre potenti binocoli e osserviamo l’enorme sferoide che brilla ai raggi del sole, chiaramente visibile sullo sfondo azzurro del cielo, mentre si muove a grande velocità. Un attimo e lo vediamo scomparire dietro la catena di Humboldt dopo un brusco cambio di direzione. L’intero campo segue l’insolita apparizione e i lama bisbigliano: “Il Segno di Shamballa’…”

nicholas-roerichÈ quanto scrive Nicholas Roerich, famoso ricercatore russo, nel suo libro “Cuore dell’Asia”. Ancora non si parlava di Dischi Volanti. Un manoscritto sulla geografia Tibetana indica Shamballa come una regione a Nord del fiume Sita. Secondo la “Guida di Shambhala” scritta dal terzo Panchen Lama Blo-Bzang (1738-1780), il Si-Ta scorre a Nord di un’immensa foresta e non può essere attraversato da un corpo perché quando questo gli si avvicina “diventa come pietra”. Per il gesuita Cabral il regno di Shamballa era posto vicino a quello di Sopo, identificato col territorio dei Tartari.Shamballa, città di cristallo, capitale del regno di Agartha, o Agarthi, il potente regno nascosto nel sottosuolo di una regione compresa fra il Gobi, il Lop-Nor, il deserto di Takla Makan e quello di Ala-Shan. Sede del Re del Mondo, che parla con gli Dèi, il cui anello d’oro reca una targhetta con inciso l’antico simbol o cosmico: la svastica. Si dice che in Mongolia sia conservato un anello donato a Gengis Kan dal Re del Mondo sul quale si trova incisa proprio una svastica.

L’esploratore Sven Hedin agli inizi del secolo giunse a Sun-Tun-Buluk, luogo delle trecento sorgenti, a Nord del Tibet, fra le montagne dell’Astin-Tagh e Nan-Shan. Seguendo antichi racconti mongoli si diresse verso Ala-Shan, per raggiungere Anambar-Ula, chiamata dai locali “Shan-Ambal”, senza mai raggiungerla. Shamballa il luogo ove vivono gli Dèi, la terra dell’Amenti egizia, quella di Asar nominata nell’Edda scandinava; la Colchide degli Argonauti dove veniva custodito il Vello d’Oro; l’Isola di Avalon dove i Cavalieri della Tavola Rotonda cercarono il Santo Graal; la Shangri-la tibetana; il mondo sotterraneo.
Nel 1871 dalla sagace penna dello scrittore inglese Lord Edward Bulver Lytton nasceva la storia di un popolo che aveva scelto di vivere sottoterra sfruttando una sconosciuta energia psichica chiamata Vril. “La Razza Ventura”, questo il titolo del libro, è una storia frutto di fantasia come ebbe a dichiarare lo stesso scrittore, che prende spunto dalle molteplici storie che si narrano da tempo sull’esistenza di un mondo sotterraneo.
Lord Edward Bulver Lytton Lytton giunge in quel mondo attraverso le gallerie di alcune miniere. Lo accoglie un uomo che tiene in mano una bacchetta di lucente metallo: lo scettro Vril. Lo scettro è descritto come un “bastoncino” metallico, cavo, provvisto nell’impugnatura di numerosi tasti attraverso i quali si dosa l’energia sprigionata. Curiosa coincidenza che le famose statuette della cultura Ubaid, rinvenute nel 1922 da Leonard Wolley a sette chilometri a nord di Ur, indicate come la rappresentazione delle divinità sumere, abbiano fra le mani una bacchetta simile allo scettro descritto da Lytton. Si tratta del regno dei sopravvissuti ai cataclismi che percossero il mondo e causarono la scomparsa dei continenti, un mondo illuminato dalla luce verde che scaturisce dall’energia Vril. Quest’ultima viene descritta come una specie di elettromagnetismo presente in natura, che sapientemente controllata e usata dalla mente umana, può influire sul clima, sulle coltivazioni; in pratica un meccanismo capace di orientare e ampliare il potere della mente. Ricavata, con un procedimento segreto, utilizzando una corrente cosmica di natura magnetica, canalizzata e irradiata per mezzo di una gigantesca antenna chiamata Zed ove converge l’intera energia della Terra. Quindi il Vril veniva usato per costruire nuove gallerie perforando le solide rocce, a rinvigorire il corpo e prolungarne la vita fisica, a provocare morte e distruzione e di conseguenza ad allontanare lo spettro della guerra, dal momento che non vi sarebbero stati né vinti né vincitori. Utilizzando gli scettri Vril e strane ali meccaniche, il popolo si sposta attraverso quel mondo volando. Usando quell’energia muovevano navi volanti e altri tipi di veicoli. Molti i racconti che da tempo circolano su tunnel e gallerie sotto le viscere della terra. Platone ne parlava nel Crizia, La Bibbia contiene riferimenti nel Libro di Giobbe e Dante ne accennò nella Divina Commedia.
Antonio de Fuentes y Guzman, missionario spagnolo, nel 1869 scrisse che nel Guatemala esistevano gallerie nel sottosuolo, la più lunga misurava circa ben 50 chilometri.
Helena BlavatskyHelena Blavatsky in “La Dottrina Segreta” parla di un misterioso onnipresente personaggio citato nelle leggende orientali che “esercita la sua potestà spirituale sull’intero mondo. Siede sulla soglia di luce, egli vi guarda dentro dall’interno del cerchio di tenebre che non oltrepassa; né abbandonerà il suo posto fino all’ultimo giorno del ciclo della sua vita. ”La scrittrice seguendo le indicazioni di un avventuriero italiano incontrato a Lima, effettuò un sopralluogo nei pressi del confine peruviano alla ricerca dell’accesso ad alcuni locali sotterranei ove si dice sia custodito il tesoro Inca. Poté così ammirare una roccia a perpendicolo con impressi dei segni che forniscono l’indicazione per scoprire il segreto ingresso dei sotterranei. Pieni di mistero i racconti degli Apaches che parlano di gallerie attraverso le quali i loro avi fuggirono dai nemici e si rifugiarono nell’America Meridionale. Percorrendole si arriverebbe a Tiahuanaco in un viaggio lungo alcuni anni. Gallerie scavate “da esseri vicini alle stelle usando raggi che disgregano le rocce”. Secondo la scrittrice nei sotterranei a Cuzco ritrovò un sepolcro, una camera con due porte formate da lastroni che si spostano su perni e cardini opportunamente celati. Una serie di tunnel che si snodano sottoterra coprendo enormi distanze: seicento chilometri da Cuzco a Lima, mille quattrocento circa fino alla Bolivia. La rete piega successivamente verso la cordigliera e va a perdersi nel deserto di Atacama, un tempo fertile pianura e quindi i locali sotterranei proseguiranno oltre. Ai lettori che non credono, Madame Blavatsky accenna all’esistenza di una mappa conservata nella sede della Società Teosofica di Madras in India. Una carta ove sono segnalate con precisione le gallerie, il sepolcro, la camera del tesoro e le porte segrete.
Ma senza la collaborazione dei governi, per cercare di ridurre i numerosi ostacoli, primo quello del ricambio di aria nelle gallerie chiuse da secoli, oltre a quello reale dei banditi, sarebbe impossibile accedere alla camera del tesoro di Arica. Al confine fra Perù e Bolivia tre picchi delle Ande formano un triangolo, in uno di questi monti esiste l’accesso segreto ai tunnel che dirigono verso nord; celato e protetto da uno dei lastroni menzionati prima. Impossibile trovarlo perché la chiusura è talmente precisa che si camuffa con le pietre della montagna; inutile qualsiasi tentativo per accedere al tesoro.
MapaPerú.BenardÈ la nota “Strada degli Inca”, la più famosa galleria del Sud America a sud di Lima, che traversa Cuczo, Tiahuanaco e prosegue fino al deserto di Atacama. Un vecchio quechua, che aveva visitato il tunnel, le disse che la zona era infestata da banditi e contrabbandieri, e solo perché aveva con loro buoni rapporti fu in grado di raggiungere i parenti a Santa Cruz di Quiché, passando dai sotterranei che conducono ad una misteriosa città situata sotto la Cordigliera. Qualunque bianco che vi metta piede sarà ucciso, disse il vecchio alla scrittrice.
Anche John Lloyd Stephens, avvocato che amava viaggiare alla ricerca delle vestigia Maya, cita la stessa galleria nel suo libro. Proprio a Santa Cruz del Quichè un prete gli parlò di una città sperduta al di là della vetta della Sierra, in una grande pianura, conosciuta dagli indios, ove viveva una razza straniera, sfuggita all’invasione spagnola rifugiandosi nella parte sotterranea della città. Stephens riuscì a rinnovare l’interesse per il mondo sotterraneo tanto da spingere alcuni studiosi ad entrare in una galleria vicino a Santa Caterina. A grande profondità trovarono una città. Di questa città parlarono anche due proprietari terrieri del luogo che affermarono di aver camminato per tre giorni nei tunnel prima di trovare la metropoli illuminata e popolata. In questa regione si parla di una razza che vive sottoterra e di veicoli volanti che alcuni ritengono siano quei dischi volanti che appaiono nei nostri cieli.
Von-DänikenUn gigantesco sistema di gallerie di sezione rettangolare o quadrata che presentano un soffitto rivestito con uno strato vetroso, pareti che sembrano smaltate, sicuramente opera dell’uomo, è stato visitato anche da Däniken nel triangolo compreso fra S.Antonio, Yaupi e Gualquiza, nella zona del Rio Santiago. Risalirebbero a migliaia di anni prima dell’avvento dell’impero Inca, ma ben conosciute da quel popolo. Si stendono per migliaia di chilometri sotto il Perù e l’Equador. Al suo interno sembra sia difficile l’orientamento, anche la bussola non funziona, gira in continuazione. Däniken parla di schermature metalliche o sconosciute radiazioni, ma non riporta dati di eventuali misurazioni a riguardo. Vi sono molte ossa coperte di polvere dorata. In una sala enorme, di centodieci metri per centotrenta, è stato rinvenuto un tavolo con sette “cubi” facenti le funzioni di sedie, tutti completamente d’oro. Su di essi vi sono raffigurati diversi animali: orsi scimmie, bisonti, elefanti, coccodrilli, cammelli, giaguari, serpenti, lupi, lumache, granchi. Nella sala sono stati rinvenuti fogli d’oro poco più di un millimetro di spessore, tutti con incisioni. Molti reperti si possono osservare nella raccolta di Padre Crespi a Cuenca, conosciuta anche come “museo dell’oro”, ove spiccano un modello di velivolo dal muso uguale ai B52 americani e il “dio delle stelle” rappresentato con quattro dita alle mani e piedi. Lo scrittore ne segnala migliaia. Sembra che gli oggetti ritrovati possano essere datati dal 90.000 al 40.000 a.C. Quello che vi sarebbe inciso è a dir poco scioccante, ma le autorità del luogo non hanno nessun interesse a prelevare e custodire il tutto.
Ferdinand HossendowskyFerdinand Hossendowsky, geologo ed esploratore russo, scrive nel suo “Bestie, uomini e dei”, pubblicato nel 1923: “Più di sessantamila anni fa un Santo scomparve nel sottosuolo con un’intera tribù e non riapparve mai più. Nessuno sa dove si trovi questo luogo. Il popolo sotterraneo ha raggiunto le vette della conoscenza. Oggi è un grande regno popolato da milioni di uomini, e il Re del Mondo è il loro sovrano. Egli conosce tutte le forze della natura, legge in tutte le anime umane e nel gran libro del loro destino. Egli governa non visto ottocento milioni di uomini sulla superficie della terra ed essi eseguono ogni suo ordine Questo regno è chiamato Agharti. Si sviluppa attraverso una rete planetaria di gallerie sotterranee. Ho udito un lama in Cina riferire che tutte le caverne d’America sono abitate dall’antico popolo scomparso nel sottosuolo. Nella cavità del sottosuolo esiste una luce particolare che provoca la crescita di vegetali e dona una lunga vita.”
Secondo Roerich “Come un diamante risplende la luce sulla Torre di Shamballa. Lì risiede, il re del Mondo infaticabile, sempre vigile per il bene dell’umanità. E la potenza del suo pensiero penetra anche nelle terre più lontane. La sua luce potentissima può annientare ogni tenebra. La gente di Shamballa a volte emerge nel nostro mondo. “Storie, teorie e ipotesi semplicistiche per spiegare arcani misteri, a volte collegati fra loro; miti e leggende di antichi popoli e terre scomparse. Storie alle quali Adolf Hitler credeva fermamente tanto da sguinzagliare agenti e archeologi alla ricerca del mondo di Agarthi. Circondato da persone dedite all’occultismo e a pratiche esoteriche che lo persuasero a ricercare negli antichi reperti l’occulto potere necessario per la conquista del mondo.
Dietro suggerimento dell’occultista Krohn scelse la svastica come emblema del partito, invertendo la direzione delle braccia e trasformandola in un simbolo negativo.
Conquistata l’Austria s’impadronì della lancia che aveva trafitto il costato di Cristo custodita a Vienna e la nascose in un posto segreto a Norimberga.
Jacques BergierJacques Bergier, nel suo libro “Il Mattino dei Maghi”, sostiene che Hitler ordinò molte spedizioni alla ricerca dell’Agarthi e del Santo Graal. Il fatto non è provato, ma è certo che i russi trovarono nella Berlino conquistata, i corpi di molti tibetani con indosso la divisa tedesca. Un mistero rimasto insoluto. Si dice che fosse un potente mago, un invasato, un praticante dell’occulto; si racconta perfino che fosse in contatto con extraterrestri, perché affermò di aver visto la nuova razza; una razza potente di cui lui stesso ebbe paura, e perché Dietrich Eckardt, poeta e giornalista, educatore spirituale dello statista, affermò che aveva fornito al capo nazista i mezzi per comunicare con “loro”. Quale oscuro significato si cela dietro alla parola “loro”? Chi? Fantasie di narratori o storie con qualche fondamento? Alcuni particolari descritti nell’illustrare le vicende si ritrovano nei casi di abduction, e appare singolare la soppressione di astrologi e sensitivi che non lavoravano per lui. Solo nel 1965 venne reso noto che durante la guerra, esattamente nel 1944, tale Antonin Horak, esperto speleologo al comando di un gruppo di partigiani cecoslovacchi, aveva casualmente scoperto, vicino a Lubocna, a 49° 2’ nord, 20° 7′ est, una lunga galleria, che in un tratto apparì come di solido cemento. Non riuscì a prelevare nessun campione da quelle pareti lisce e levigate, sulle quali rimbalzavano i proiettili. Da quanto risulta nessuno ha ancora esplorato il tunnel.
Robert_CharrouxRobert Charroux scrisse nel 1969: “Le dottrine teosofiche insegnano che i Signori di Venere fondarono la Grande Loggia dell’Iniziazione non appena ebbero raggiunto la Terra; la loro attuale dimora è chiamata simbolicamente con l’antico nome di Shamballa. La leggenda del Regno Sotterraneo dove sono custoditi gli archivi segreti del mondo e dove vivono i Maestri è una gloriosa realtà.”
Il nostro pianeta è percorso da numerosi tunnel, moltissimi dei quali comunicanti fra loro, la cui costruzione si attribuisce alla razza dei giganti che si dice popolasse la terra prima di noi. Quei giganti che istruirono i primi uomini; classificati dalla dottrina esoterica come la terza razza. Il più importante complesso sotterraneo americano è rappresentato dalle caverne del Loltun. Al suo interno statue gigantesche scolpite su stalagmiti e stalattiti in un epoca molto remota da coloro che vengono indicati dai maya come i “Puuc”. Vi sono rappresentati uomini altissimi con la barba; la più alta misura tre metri e sembra provvista di ali. In ogni caso è senza dubbio la raffigurazione di un gigante che ricorda la figura di Viracocha. Esistono gallerie che collegano le isole dell’arcipelago Hawaiano; altre se ne contano in California e Virginia, in Asia, Oceania e Svezia, in Cecoslovacchia nelle Baleari e a Malta. Una galleria unisce la Spagna con il Marocco, è stata esplorata solo per cinquanta chilometri. Sono tutti concordi nell’asserire che le scimmie di Gibilterra siano giunte dal Marocco proprio attraverso questo passaggio. Racconti classificabili “ai confini dell’impossibile”, descrivono l’esistenza di gallerie che mettono in comunicazione vari punti del globo lontanissimi fra loro. Per qualcuno sono state costruite senza disporre di strumenti elettronici di misurazione, o ultrasuoni.
Sembra siano stati trovati sul pianoro di Roosevelt fra Amazzonia e il Mato Grosso, giganteschi dischi di pietra su cui sono incisi simboli indecifrabili e alcuni caratteri cuneiformi. Si ritengono calcolatori astronomici, ma richiamano alla mente i dischi descritti da Zacharia Sitchin nei suoi libri.
Vi sarebbero incise le regole e le coordinate per effettuare un atterraggio, quello delle navi provenienti dal pianeta Nibiru. Nella zona di Kabul, regione di Bamiam sorgeva una città al centro di una valle circondata da gallerie e sorvegliata da cinque statue di diverse misure, rispettivamente di 54 metri la prima, 38 metri la seconda, 18 metri la terza, 4 metri la quarta e due metri la quinta. Le origini risalirebbero a tempi antichissimi e si accomunano facilmente alle cinque razze di cui si parla in molte saghe religiose, si dice che esse raffigurino le misure di coloro che hanno abitato la terra dai giganti fino a noi. Quando i sovietici s’interessarono al “pozzo senza fondo” dell’Azerbaigian, scoprirono un labirinto di gallerie corrispondenti a quelle della regione caucasica, con graffiti rappresentanti la svastica, la spirale e il segno dell’infinito. Molti tunnel tracciati nell’interno delle montagne non poterono essere esplorati perché interrotti da frane. Fu rinvenuta una vastissima piazza dentro una caverna alta più di venti metri, scavata da esseri intelligenti. I tibetani le attribuiscono ad un antico ignoto popolo scampato ad un immane cataclisma oltre dodicimila anni fa. Alcuni ricercatori le associano al mito di Shamballa.
A Malta le gallerie sono percorse da rotaie larghe 10 o 15 centimetri il cui scopo è sconosciuto. Passano sotto le tombe fenice e sono a tre livelli. La loro origine è antichissima e probabilmente collegavano l’isola con quelle vicine, forse anche all’Italia e all’Africa. Lo si può dedurre perché spariscono nel mare o si fermano sull’orlo di precipizi in direzione di quei continenti.
I denti umani rinvenuti a La Valletta indicano che più di diecimila anni fa l’uomo popolava Malta; ma resta un mistero la mancanza di scheletri risalenti all’epoca delle grandi costruzioni.
Nel santuario di Manaidra, edificato con massi ciclopici, si sono trovati cumuli di vasi neolitici. Ivan Lissner scrive che sembrano il gioco distrutto di un gigante.
Nell’isola di Gozo, classificata come sorella di Malta, sono stati trasportati massi e lastroni da molti chilometri di distanza per edificare i templi, dei quali restano solo le rovine note come “la Gigantea”. Pietre alte più di cinque metri, lunghe otto, larghe quattro.
Anche le rovine di Hajar Kim sono composte da pietre colossali: colonne di cinque metri, tavole lunghe sette. Trasportarle da un punto ad un’altro sarebbe tuttora difficile.
In base al materiale rinvenuto inoltre si può asserire che i costruttori di quelle gigantesche opere erano anche esperti navigatori. L’ossidiana, la giada, non esistono a Malta, e furono importate con l’avorio. Da annotare che sull’isola non è stato ritrovato nessun attrezzo metallico.
Grotte e sotterranei artificiali, sui quali è stato posto un “off limits”, percorrono il Perù.
Anni fa, nella zona di Tacna, in seguito a segnalazioni di strani avvistamenti, furono scoperte dal Centro Spedizioni Andine, due estesissime piattaforme di fronte ad un vulcano. Sono poste a 3.200 metri di altitudine, misurano 70 metri quadrati, formati da 270 blocchi di lava uniti fra loro, ove si possono notare alcuni segni neri che si ipotizza siano tracce lasciate dalle fiamme di veicoli spaziali. Si ricollegano a quelle scoperte sul monte Har Harkom nel Sinai.
Le leggende Andine narrano di un tunnel che da Descadezado Grande porterebbe al confine tra Perù e Cile, vicino al lago Titicaca. Secondo Simone Waisbard altre gallerie collegherebbero questo lago a Cuzco. Non vi sono state né smentite, né conferme da parte degli archeologi peruviani.
Si dice che la porta del sole nasconda l’ingresso di un gigantesco tunnel. Dal Lago Titicaca si aprono numerose gallerie che si estendono per tutta la regione e contengono ampie sale costruite artificialmente. Gargilaso della Vega dichiarò di averne esplorate alcune. Secondo le leggende indigene del luogo, vi si nascondeva un enorme serpente d’oro in grado di “salire al cielo”. Era il serpente Amaru, che segna, sul loro calendario, l’inizio dell’anno e coincide con l’apparizione delle Pleiadi.
Storie che si perdono nel tempo trasformandosi e distorcendosi, che non facilitano la ricerca delle tracce di quella civiltà precedente alla nostra, chiamata oramai da tutti la “Prima”, della quale siamo, o il frutto, o i sopravvissuti.
Certo il lago Titicaca è ancora il perno di varie leggende. Qui il dio Virachoca avrebbe lavorato alla creazione di una razza perfetta fallendo per ben quattro volte.
Queste le leggende, ma sul lago c’è ben altro.
L’imperatore Atahualpa mostrò a Pizzarro “l’impronta lasciata dal Sole quando prese lo slancio per salire in cielo”. In quel punto vi è infatti una grande bruciatura sulla pietra, descritta dagli spagnoli nella loro relazione.
Un collegamento con le impronte di Tacna? Alla storia di Gargilaso della Vega e il suo serpente d’oro?
Lo scrittore Mc Carthy riferisce che le gallerie rappresenterebbero costellazioni, lo avrebbe dedotto dalle letture degli scritti di Cieza de Leon, sacerdote soldato, insigne cronista spagnolo.
Alcide D’Orbigny disse che ovunque si notavano bocche sotterranee e l’austriaco Tschudi esplorò tunnel che si estendevano in tutta la regione formando grandi sale costruite con cura.
A chi si chiede come mai non esistano resti di prodotti tecnologici avanzati, residui di lavorazioni di metalli come il ferro e acciaio, dobbiamo far notare che il numero di anni trascorsi, più di dodicimila, sarebbe oltremodo sufficiente a cancellare ogni traccia della nostra presenza e dei nostri prodotti tecnologici, su questo pianeta. Basti pensare che solo dopo cinquanta anni gli agenti atmosferici, la ruggine e altri agenti corrosivi, sommati all’abbassamento naturale del terreno, sono sufficienti a cancellare più del 50-60% dei prodotti metallici da noi usati oggi.
I nostri mattoni non avrebbero certamente resistito come lo hanno fatto le costruzioni megalitiche delle antiche civiltà, fino ai nostri giorni. Solo quelle pietre ci raccontano storie spesso incredibili.
Nel deserto di Gobi fra le rovine della città di Khara Khoto l’archeologo russo Koslow, rinvenne una pittura, databile a diciottomila anni prima, che ritraeva due giovani con uno stemma formato da un cerchio diviso in quattro parti, con al centro una grande “M”; la lettera greca “MU”.
Nel 1868 Churchward studiò strani bassorilievi attribuiti da un monaco suo amico a due “Naacals” giunti da “Mu” a portare la saggezza. Nei sotterranei del monastero ne furono rinvenuti altri e sembra che, decifrandoli, Churchward leggesse la storia della creazione della Terra e dell’uomo.
Si racconta che la più grande colonia di MU fosse stata Uighur (Manciuria), circa diciannovemila anni fa l’Asia e l’Europa meridionale erano sotto il suo dominio. Secondo Churchward la città di Khara Khoto scoperta dal russo Koslov, sarebbe in effetti Uighur. Situata vicino a Cekè, a sud del Gashun Noor, tra due deserti, quello di Gobi e quello di Ala Shan, Khara Khoto avrebbe più di cinquemila anni. Sotto il primo strato sono emersi resti databili fra i dodicimila e i ventimila anni.
Nicholas Roerick, studioso di scienze orientali, parlò di gallerie che univano colossali città costruite sottoterra da esseri venuti dalle stelle.
Luoghi che racchiudevano i segreti dell’Universo che saranno svelati all’uomo solo quando sarà l’epoca di Maitreya, Il Signore della Nuova Era, portatore dell’ordine cosmico, le cui leggi hanno origine dagli altri mondi del cielo.
Molte le storie che parlano dei due continenti scomparsi sotto gli oceani, i cui abitanti si rifugiarono del mondo sotterraneo dell’Agarthi. Harold Wilkins riferisce di un mare interno dell’Asia Centrale che si era prosciugato formando il deserto di Gobi. In quel luogo era sorta una magnifica isola abitata “da uomini scesi dalla stella bianca”.
Le leggende indiane e tibetane identificano la stella con Venere. Secondo il libro di Dzyan un “vascello del cielo venusiano” sarebbe atterrato sull’isola nell’anno 18.617.841 a.C. Un calcolo inesatto fatto su alcune discutibili tavole braminiche. Resta il fatto che da quel luogo avrebbe colonizzato l’intero pianeta civilizzandolo.
All’isola si giungeva attraverso gallerie sottomarine che la collegavano alla terra ferma. Ancora oggi fra le rovine si aprono ingressi di gallerie esplorate solo in parte.
L’esploratore Henrich Harrer scrive, in un suo libro, che tutto è narrato in una colossale raccolta di scritture religiose di 108 volumi, con 225 libri di commentari; scritte, nella lingua degli Dèi, da esseri provenienti da altri pianeti (Ruote) detti Dhyani. Ne parlò Madame Blavatsky affermando che ogni volume peserebbe circa più di venti chilogrammi.
I libri depositari di tutti i segreti e delle scienze; sono custoditi in luoghi elevati, avvolti in panni di seta sacri.
Il ricercatore Valentino Compassi ci ha raccontato di averne potuto ammirare uno, di grande mole, portato e sfogliato con l’aiuto di altre persone, con un titolo a lettere d’oro; in pratica conferma ciò che fu dichiarato da Peissel Michel nel 1937; un libro di 130 centimetri, avvolto nella seta, copia di un originale, con sulla coperta barre di dieci centimetri d’oro a formarne il titolo, con pagine in fogli d’oro, e altre nere con caratteri scritti in oro.
L’esploratore Ivan Lissner descrisse una via delle seta sotterranea, con entrata nel Turkestan, oltre il passo di Terek.
Passando da Khotan, si arrivava a Tun-Huang e a Sian-fu. Una via misteriosa percorsa dalle leggende, ove sarebbe sepolto Pan Chao, un guerriero cinese che scoccò le sue frecce contro i nove soli apparsi nel cielo. Giace accanto all’uomo di giada che poteva camminare nel cielo, e scatenava fulmini verdi.
Le sabbie del Takla Makan avvolgono quasi sempre la zona di Kashgar, nascondendo agli occhi degli uomini i “demoni del cielo” che dimorano in quel luogo.
A sedici chilometri da Tun-Huang le grotte dei mille Buddha; simili alle caverne di Yun-Kan, di Lung Men a Loyang e di Lou Lan.
Si dice che le grotte di Tun-Huang siano state scavate millenni orsono, e siano uno dei tanti ingressi per arrivare nell’Agharti e nel regno di Shamballa.
I manoscritti e i dipinti su seta si trovano nella Biblioteca Nazionale e al Louvre di Parigi, in parte al Museo Britannico. Molti irrecuperabili, ma sembra siano state trovate carte celesti e geografiche con terre oggi scomparse.
Nella grotta che porta il numero 58 si può ammirare un grande Buddha addormentato intorno al quale si affollano tanti individui; vi si possono riconoscere vari rappresentanti delle razze umane compresi gli Indiani Americani e stirpi sconosciute.
Il Kurdistan è un altro luogo ove si possono visitare ambienti sotterranei.
Fra il 1948 e il 1955 furono condotti alcuni scavi dal professor Robert Braidwood che riportarono alla luce il villaggio di Chemchemal, situato su di un labirinto di sei livelli.
Nel 1964 fu rilevato un sito sotto terra a Kaymakli, parzialmente inesplorato, composto da più piani comunicanti con rampe di scale, corridoi, pozzi di aerazione, tutti scavati nella pietra vulcanica.
La città sotterranea più grande della zona si trova a Derinkuyu, scoperta nel 1963, copre un aerea di sei chilometri quadrati, su diciotto livelli, di cui solo otto esplorati. Nei primi tre piani potevano vivere ben diecimila persone. È collegata con Kaymakli distante otto chilometri.
Questi sotterranei non sembrano certamente essere opera dei cristiani che volevano sfuggire agli arabi, come ufficialmente è stato dichiarato; la loro datazione risale al 9500 a.C..
Shamballa può essere ovunque, qualche anno fa nella foresta amazzonica è stata rinvenuta una città antichissima.
Secondo quanto asserito da Brugger nel libro “La cronaca di Akakor” esisterebbero tredici città sotterranee collegate fra loro da tunnel dove l’aria passa attraverso lunghi condotti e illuminati da specchi che riflettono la luce solare. Tredici città come i teschi di cristallo.
Erano i luoghi dove dimoravano gli Dèi giunti 15.000 anni fa, con le loro navi lucenti come l’oro; ambienti lasciati in eredità agli umani.
Mirella Rostaing ha scritto di aver saputo da un indio dell’esistenza di un passaggio segreto conosciuto come “Tampu Tocco”, attraverso il quale si accede ai mondi esistenti nelle viscere della terra. Nelle grotte che si trovano sui monti della regione si troverebbe il passaggio che condurrebbe nelle valli sacre.
Tunnel sono segnalati in Alaska sotto lo stretto di Bering, in prossimità della catena dei monti Chersky, gallerie recentemente scoperte e non completamente esplorate; lunghi tratti sotto la Mongolia e in Azerbaijan dove, secondo Kolosimo, studiosi russi scoprirono gallerie collegate con altre in Georgia e nel Caucaso. Vi sono sotterranei che continuano sotto il fondo dell’oceano; gallerie e città sotto la catena dell’Himalaya, sotto i monti dell’India.; perfino in Nigeria si parla di un tunnel che arriva fino all’Atlantico.
Non vi sono sepolti fiabeschi tesori ma, a volte, vi si trovano reperti talmente remoti che avvalorano il passaggio di una precedente civilizzazione; come il teschio appartenente al terziario trovato in California a quaranta metri di profondità in una miniera nascosta dalla lava e la strada sepolta sotto sei metri di sabbia desertica di cui Harold Wilkins riporta notizia.
La cosa più stupefacente riguardo a un mondo nascosto, o parallelo, giunge attraverso le vicende di un esploratore della Marina Militare Americana, l’ammiraglio Richard Byrd in seguito ad una serie di esplorazioni polari. “Volevo vedere questa Terra oltre il polo Nord. – dichiarò – Questa area oltre il polo è il centro del grande Sconosciuto”.
Nel 1947 l’ammiraglio compì un volo esplorativo al Polo Nord e nel 1956 un altro al Polo Sud. Si verificarono due eventi proprio incredibili perché sembra che, per ben due volte, abbia percorso molti chilometri oltre i poli, sia al nord che al sud. All’epoca attraverso un comunicato radiofonico venne annunciato che membri della spedizione degli Stati Uniti erano penetrati per 2300 miglia in una terra oltre il Polo Sud. Byrd dichiarò di aver puntato la rotta sul polo magnetico e di ritrovarsi ad osservare un repentino cambiamento delle condizioni climatiche e una mutazione generale della flora e della fauna. Per svariati chilometri sorvolò un territorio tropicale con laghi, montagne, alberi, effettuando una radiocronaca diretta dell’esplorazione. Parlò di una verde vallata fra i ghiacci, con mammut che pascolavano; di due Dischi volanti che lo costrinsero ad atterrare scortandolo in una città di cristallo. Fu portato in un mondo sotterraneo e condotto al cospetto del capo di quel popolo, gli fu detto che si trovava nel mondo degli Ariani. Sull’accaduto fu steso un fitto velo di segretezza. Le eventuali aperture ai poli possono dare credito a ipotesi di porte dimensionali. L’ammiraglio Byrd morì poco dopo la seconda esplorazione al polo Sud portandosi il segreto nella tomba.
Unica prova a conferma di un eventuale passaggio dimensionale al Polo, una misteriosa foto, scattata dal satellite “ESSA 7″ il 23 novembre 1968, ove sarebbe chiaramente visibile una porta dimensionale, attraverso la quale si accederebbe al mondo descritto da Byrd, in quanto, secondo le dichiarazioni di alcuni ricercatori, si osserverebbe un Polo Nord privo di nevi, nuvole e con un foro al centro.
Già durante la guerra si erano segnalati strani fenomeni noti col nome di “sfere di fuoco”. Di lì a poco si cominciò a parlare di UFO, e di conseguenza la storia riguardante un civiltà nascosta all’interno della terra fu abbinata ai dischi volanti.
In pratica questi ultimi verrebbero dal mondo sotterraneo, mezzi di locomozione adoperati all’interno dei tunnel, ogni tanto affiorerebbero in superficie apparendo nei nostri cieli. Una spiegazione semplicistica del fenomeno, forse la risposta più plausibile.
Il sottosuolo nasconde una civiltà avanzata, meglio organizzata economicamente, socialmente, culturalmente, che può aver sviluppato mezzi di trasporto più sofisticati per collegare le numerose città popolate da milioni di abitanti e, di conseguenza, aver costruito quelle macchine volanti chiamate “Vimana”, mosse da quella energia ottenuta direttamente dall’atmosfera.
Questo il pensiero di O. C. Huguenin espresso nel suo libro “Dal Mondo Sotterraneo al Cielo: Dischi Volanti”, condiviso da molti altri.
Brinsley Le Poer Trench, uno dei massimi esperti del settore, era favorevole all’ipotesi che i dischi volanti provenissero dal mondo interno.
Secondo Ray Palmer un’enorme quantità di prove indica che vi è un luogo sconosciuto di enormi dimensioni sotto la superficie da dove, forse, provengono i dischi volanti.
Raymond Bernard nel suo “Il Mondo Sotterraneo”, del 1960, fornisce una spiegazione alla tragica scomparsa del capitano Mantell mentre inseguiva un disco volante. “La razza padroneggia una forma di energia superiore, chiamata ‘Vril’ da Bulwer Lytton, che aziona i loro velivoli; essi se ne servono a fini distruttivi solo per autodifesa”.
Negli scritti di Hossendowsky si legge: “…la gente di Agarthi, in veicoli misteriosi e sconosciuti, sfreccia all’interno degli angusti passaggi all’interno del nostro pianeta”.
Stando alle informazioni fornite dal comandante Paulo Strauss “il mondo sotterraneo è molto esteso, occupa un’enorme cavità nel cuore della Terra, in grado di contenere città e campi, dove vivono esseri umani e animali, il cui aspetto fisico è simile a quelli della superficie”.
Fantasie e strumentalizzazioni settarie che predicono future catastrofi a devastare il pianeta e estinguere l’intera umanità, conseguenza dei gravi squilibri causati dall’uomo nell’ecosistema terrestre; ma forse anche coperture di verità scomode, o di segreti che devono rimanere tali.
Nel 1935 un tale di nome George White, lavorando in una miniera abbandonata nella Valle della Morte in California, si ritrovò in una sconfinata necropoli sotterranea in seguito al crollo del suolo su cui si trovava. Era illuminata da una strana luce verde; vide, allineati in nicchie o seduti, moltissimi cadaveri vestiti con indumenti mai visti, e molte statue d’oro. Fuggì in preda alla paura. Alcuni giorni dopo ritornò con alcuni amici, ma non fu capace di ritrovare il passaggio.
Lo strano della storia è che, un anno dopo, Tom Wilson disse ad un giornale che suo nonno aveva avuto un esperienza simile e aveva visto anche alcuni esseri viventi.
I monaci tibetani parlano di un popolo che vive sottoterra, salvatosi da un terribile cataclisma migliaia di anni fa. Si serve di una sconosciuta energia, che diffonde una luminescenza verde; questa energia favorirebbe la crescita dei vegetali e prolungherebbe la vita.
Padre Odorico da Pordenone, nel Capitolo XXXVII del suo libro, racconta di essere stato nella “valle, lunga circa otto miglia di terra, dove sono infiniti corpi di morti, e una immagine terribile che nessuno vide senza, poi, morirne”. Forse il deserto di Lop visto da Marco Polo, o forse la regione del fiume Sita.
In India esiste una valle denominata la “Valle delle sette morti” che le autorità tengono segreta, chi ha tentato di addentrarvisi non è tornato o, se lo ha fatto, ha raccontato di misteriosi fuochi volanti e di fantasmi che uccidevano con lo sguardo. Il primo superstite, raccolto nel 1892 in preda ad una febbre altissima, aveva il corpo coperto da ustioni e non aveva più un capello in testa. Morì dopo tre giorni.
Si dice che basta accendere una fiamma per riempire la valle di rumori e vampe di fuoco. I superstiti delle spedizioni sono stati costretti a lasciare i compagni morti a terra, hanno avvertito soffocamento e stordimento, un senso di malessere per vari giorni; hanno visto i loro amici ballare come in preda alle convulsioni prima di suicidarsi.
Si giustificano questi fenomeni pensando a gas infiammabili e velenosi, in grado di bloccare i centri nervosi, soffioni di acido carbonico, piante velenose e serpenti. Potrebbero essere anche fenomeni residui causati dall’impiego di armi termonucleari, oppure ordigni ancora più potenti descritti negli antichi testi indiani.
Certo questa appare un’ipotesi fantastica, irreale; cara a chi la pensa come Däniken; ma l’alieno della porta accanto potrebbe essere “quello del piano di sotto”.
Shambala

La Ruota del Tempo e i Guerrieri dell’Illuminazione di Carlo Barbera
Esiste realmente una dimensione nascosta agli occhi dei mortali, abitata da eterni viventi in volontario isolamento in una remota ed inaccessibile parte dell’Asia, o si tratta solamente di un mito?  Nelle regioni Himalayane, Shambala il “Regno Nascosto”,  è considerata sia una dimensione simbolica, sia  un effettivo, antico e metafisico regno del Tibet, ritenuto la sorgente del Kalachakra, uno dei più elevati ed esoterici Tantra Tibetani , che descrive Shambala e ne contiene una precisa profezia.  In essi, come per molti concetti del Buddhismo Vajrayana, l’idea di Shambala contiene un significato “esterno”, uno “interno” e “segreto”. Il significato esterno descrive Shambala come un luogo fisico, una comunità di esseri illuminati che guidano l’evoluzione del genere umano,  e che solo individui con il karma appropriato possono raggiungere e sperimentare come tale.
I significati interni e segreti, si riferiscono ad interpretazioni più sottili di ciò che Shambala rappresenta e sono generalmente tramandati oralmente.
Shambala (in Tibetano bde ‘byung) è un termine Sanscrito che significa luogo di pace/tranquillità/felicità. Questo misterioso regno è descritto come una società dove tutti gli abitanti sono illuminati, centralizzati intorno ad una città capitale chiamata Kalapa. Si dice che la guerra e l’ingiustizia vi siano sconosciute e che sia abitato da donne e uomini di straordinaria bellezza, abitanti di magnificenti dimore.  Esistono varie opinioni su dove sia localizzata questa società ideale, ma è più frequentemente descritta in qualche remota valle dell’Asia Centrale, a nord del Tibet.  Antichi testi dello Zhang Zhung (antico regno e cultura del Tibet occidentale e nord-occidentale precedente al Buddismo Tibetano meglio conosciuta come l’origine del Bon, autoctona religione Himalyana) identificano Shambala con la Valle Sutlej nell’Himachal Pradesh.  I Mongoli individuano Shambala in certe valli del Sud della Siberia.

La regione del Monte Kailash
Il Kalachakra Tantra, composto da un livello esterno, da uno interno e da un terzo definito “alternativo” contiene precise indicazioni che possono aiutare sia nella comprensione della natura di Shambala sia nella sua localizzazione.  Il livello esterno del Kalachakra Tantra è lo studio dell’astrologia associata agli elementi, alla divinazione oracolare, alla numerologia, alla metafisica. In esso si descrivono la rotazione delle galassie e dell’universo attorno ad un centro, un asse descritto come una montagna, chiamata Meru. I continenti non ruotano attorno a questa montagna centrale, ma la circondano rimanendo stazionari, mentre il sole, la luna e gli altri pianeti e stelle vi ruotano intorno. La massa della terra è divisa in dodici continenti, in parallelo alla divisione dell’eclittica nei dodici segni zodiacali. Sulla base dei calcoli del Kalachakra, Shambala può essere identificata con la regione che circonda il Monte Kailash, la montagna a sud-ovest del Tibet sacra a Hindu e Buddisti. La cosa ha un senso se si pensa che il significato della parola Shambala è “dimora di felicità”, un sinonimo sia per il dio Hindu Shiva che per la divinità Buddhista Eruka. L’Induismo considera il Monte Kailash come il trono di Shiva mentre il Buddismo come la dimora principale di Heruka.
Shambala viene descritta come un fior di loto ad otto petali perché comprende otto regioni, ciascuna circondata da catene montuose. Al centro del cerchio più interno si trova Kalapa, la capitale ed il palazzo del Re, che è fabbricato in oro, diamanti, corallo e gemme preziose. La capitale è circondata da montagne di ghiaccio, che risplende di luce cristallina. La tecnologia di Shambala si suppone straordinariamente avanzata; il palazzo del Re contiene lucernari costruiti con lenti che servono come telescopi di grande potenza utilizzati per studiare la vita extraterrestre, e da centinaia di anni gli abitanti di Shambala utilizzano velivoli ed automobili che li trasportano attraverso un reticolo di tunnel sotterranei. Sulla via della loro spirituale illuminazione, gli abitanti di Shambala acquisiscono poteri come la chiaroveggenza, la capacità di muoversi a grande velocità, e la capacità di materializzarsi o scomparire a volontà.

Gli Uomini delle Nevi
Shambala è nascosta per definizione. Si pensa che sia protetta da una barriera psichica in modo che nessun ospite indesiderato possa entrare. Da secoli molti Lama Tibetani hanno dedicato gran parte della loro vita allo sviluppo spirituale prima di tentare di compiere un viaggio a Shambala. Coloro che cercano di entrarvi senza essere graditi sono divorati dai crepacci o travolti da valanghe.  Persone ed animali tremano ai suoi confini come se bombardati da raggi invisibili. Ci sono mappe per Shambala ma esse descrivono la via in termini così vaghi che solo chi è realmente iniziato agli insegnamenti del Kalachakra può comprendere.
Strani incontri ed avvistamenti nell’area dove si suppone si trovi Shambala sembrano fornire una prova della sua esistenza.
Nei primi del ‘900, un articolo di un quotidiano Indiano, lo “Statesman”, citò un Maggiore Britannico che, accampato sull’Himalaya, vide un uomo alto, vestito leggermente e con lunghi capelli. Accorgendosi di essere osservato, l’uomo saltò in basso lungo una parete verticale e scomparve. Con grande stupore del Maggiore, i Tibetani con i quali era accampato non mostrarono alcuna sorpresa nel sentire la sua storia; essi gli spiegarono tranquillamente che aveva visto uno degli uomini delle nevi che sorvegliano la terra sacra. Un racconto più dettagliato di questi “uomini delle nevi” fu fornito da Alexandra David-Neel, un’esploratrice che trascorse 14 anni in Tibet. Mentre viaggiava in Himalaya ella vide un uomo muoversi ad una velocità straordinaria e lo descrisse come segue: “Potei chiaramente vedere il suo volto calmo ed impassibile ed i grandi occhi con lo sguardo fisso su qualche invisibile e distante oggetto situato da qualche parte nello spazio. L’uomo non correva. Sembrava sollevato dal terreno, procedendo a balzi. Sembrava essere dotato dell’elasticità di una palla, e rimbalzava ogni volta che i suoi piedi toccavano il terreno. I suoi passi avevano la regolarità di un pendolo”.

Il Diario di Roerich
Sebbene molti hanno cercato per secoli di raggiungere Shambala, coloro che hanno intrapreso il viaggio per il regno nascosto spesso non sono tornati, o perché hanno trovato la terra sacra e sono rimasti li, o perché sono morti lungo il cammino. Degno di nota un evento precursore degli avvistamenti UFO, descritto dal famoso esploratore Nicholas Roerich nel 1929, 18 anni prima del famoso rapporto di Kenneth Arnold che portò la stampa a coniare il termine “dischi volanti”.
Nell’Altai Himalayana, in una valle tra la Mongolia ed il Tibet, una squadra di Norvegesi e sherpa avevano appena completato la costruzione di un tempio dedicato a Shambala. Queste le parole dal diario di Roerich: “Il cinque Agosto – qualcosa di straordinario! Ci trovavamo nel nostro campo nel distretto di Kukunor non lontano dalla catena montuosa di Humboldt. Nella mattinata, circa alle nove e mezza, alcuni dei nostri portatori notarono una straordinaria grande aquila nera volare sopra di noi. Sette di noi iniziarono ad osservare questo insolito uccello. In quello stesso momento un altro dei nostri portatori fece notare, “C’è qualcosa più lontano sopra l’uccello”. E gridò di stupore. Noi tutti vedemmo, in direzione da nord a sud, qualcosa di grande e splendente riflettente il sole, come un enorme ovale che si muoveva a grande velocità. Passando sopra il nostro campo la cosa cambiò la sua direzione da sud a sud-ovest. E vedemmo come scomparve nel cielo blu intenso. Avemmo anche il tempo per prendere i nostri binocoli e vedere molto distintamente una forma ovale con la superficie splendente, ed un lato reso brillante dal riflesso della luce del sole.”
Secondo un Lama, l’ovale risplendente era una “forma radiante di Materia” di Shambala. Si trattava, disse, di una forza di protezione che era sempre vicino ma non sempre poteva essere percepita. Il Buddismo Tibetano considera la materia “uno sviluppo del pensiero, energia mentale cristallizzata”.

La visione esoterica
Durante il diciannovesimo secolo Helena Petrovna Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica, fece allusione al mito di Shambala, dando ad esso diffusione tra gli occidentali entusiasti dell’Occulto. Madame Blavatsky, che dichiarava di essere in contatto con una Grande Loggia Bianca di Adepti Himalayani, menziona Shambala in diversi momenti senza dare ad essa un’enfasi particolare. Per lei Shambala, come il Quartier Generale della Grande Loggia Bianca, è un luogo fisico sulla nostra terra, sebbene possa essere raggiunta solo da degni aspiranti.
Più tardi, altri scrittori esoterici come Alice Bailey, fondatrice della Scuola Arcana, e Nicholas ed Helena Roerich con il loro Agni Yoga, enfatizzarono ulteriormente il mito, elaborando il concetto di una terra nascosta abitata da una mistica fratellanza segreta i cui membri operano per il bene dell’umanità. La Bailey la interpretò come un genere di realtà extradimensionale o spirituale. I Roerich descrissero la sua esistenza sia come spirituale che fisica.
I miti di Shambala furono parte dell’ispirazione per il racconto di Shangri-La narrato nel popolare libro Lost Horizon, scritto nel 1933 da James Hilton, e così per molti Shambala divenne impropriamente sinonimo di Shangri-La.
Con gli anni ’60, vari scrittori dell’occulto hanno cercato di spiegare la follia del Nazismo suggerendo che Hitler si imbatté nelle malevoli forze di Shambala quando inviò una spedizione dell’organizzazione di ricerca sulla “eredità ancestrale”, l’Ahnenerbe, per misurare i crani Tibetani come parte delle giustificazioni per la sua “razza superiore”. Si crede che anche Stalin organizzò una spedizione per trovare Shambala. Speculazioni collegate alla “terra nascosta”, relative al regno sotterraneo di Agartha condussero alcuni occultisti del ventesimo secolo a vedere Shambala come la sorgente di una manipolazione negativa da parte di una cospirazione malvagia o amorale, ciò nonostante l’attuale tema predominante è quello della natura di luce e di speranza, come messo in evidenza dalle rispettive opere di James Redfield e di Chogyam Trungpa.

La successione dei Re
Secondo il Kalachakra, Shambala è governata dal Re Kulika o Kalki, un benevolo monarca che custodisce l’integrità del Tantra. Il primo rilevante Re di Shambala, Re Suchandra (o Chandrabhadra, in Tibetano Dawa Sangpo), fu colui che  si recò in India per incontrare il Buddha e per chiedergli insegnamento.  In risposta alla sua richiesta, il Buddha gli diede il primo Tantra radice del Kalachakra e gli permise di praticare il Dharma senza rinunciare alle gioie ed alle responsabilità mondane. Ricevuta l’iniziazione da Buddha, che si era manifestato a lui nell’aspetto della divinità di Kalachakra in unione con la consorte Visvamata, Suchandra fece ritorno nel suo regno dove trasmise il suo sapere esoterico. La dottrina del Kalachakra ed i suoi numerosi testi sarebbero stati conservati, praticati e tramandati senza interruzione dai re sacerdoti di Shambala per diverse successioni e l’intero regno, grazie alla realizzazione spirituale dei suoi sudditi, divenne sempre più etereo e si trasformò in una terra pura.
In seguito, un maestro tantrico indiano del X° secolo di nome Chilupa, che qualcuno identifica con Tilopa, riuscì, grazie ai suoi poteri mistici, a raggiungere Shambala dove apprese il Tantra di Kalachakra. Egli lo riportò così in India, ma da qui scomparve subito dopo, in seguito alle devastazioni operate dai Musulmani. Grazie al grande maestro Indiano Naropa, che aveva ricevuto la trasmissione completa, la tradizione venne però preservata in Tibet, giungendo così fino a noi.
Al primo Re Suchandra si succedettero sei Dharmaraja (Re di Verità). Il suo ottavo successore, Manjushrikirti, fu il primo ad essere conosciuto come Re Kulika, dopodiché il Kalachakra nomina 24 sovrani fino alla nostra era, l’ultimo dei quali, dovrebbe essere Raudra Chakrin, o Rudrin Chakrin (Tibetano: Trakpo Chakkhorchen) che inizierà il suo Regno nel 2327. Egli è l’ultimo Re profetizzato nel Kalachakra.

Distruzione e cicli del Kali Yuga
La profezia di Shambala dichiara che ciascuno dei suoi Re regnerà per 100 anni. Essi saranno in tutto 32 e, con il trascorrere del loro regno, le condizioni del mondo esterno si deterioreranno pesantemente. Gli uomini diverranno sempre più guerrafondai, cercheranno il potere per proprio interesse e un’ideologia materialista invaderà tutta la Terra. Quando i “barbari” che seguiranno tale ideologia si saranno uniti sotto il governo di un re malvagio e penseranno che non ci sarà più nulla da conquistare, le nebbie si solleveranno per rivelare le sacre montagne di ghiaccio di Shambala. Questa tempo oscuro durerà fino all’anno 2424, quando una “grande guerra” inizierà in India. I barbari attaccheranno la sacra città con un enorme esercito equipaggiato con terribili armamenti. Le forze anti-spirituali scateneranno una guerra di conquista e distruzione non limitata a questo pianeta. Sulla base di tale aspetto della profezia alcuni hanno ipotizzato che Shambala abbia delle origini stellari e che i suoi abitanti siano in grado di muoversi su dischi volanti. A supporto di tale ipotesi sono citate le tradizioni degli Indiani Aymara della Bolivia e degli Zulu del Sud Africa, che risalgono a diversi millenni fa e che narrano l’arrivo di esseri extraterrestri che portarono la scienza del tempo ed altre fondamentali tecnologie su questo pianeta.
Nel Kalachakra sono fornite dettagliate istruzioni per “costruire varie macchine” per proteggersi dagli invasori. E’ il livello interno di questo Tantra, che conduce nello studio delle energie psicofisiche, dell’anatomia energetica pranica del corpo umano (composta da chakra, nadi e bindu) e della medicina. Per rinforzare e regolarizzare il funzionamento delle correnti praniche, e per elevare la coscienza fino all’illuminazione, vengono trasmesse pratiche di visualizzazione e recitazione di mantra.  La profezia afferma però che la totale distruzione della razza umana sarà infine sventata dal “Forte Custode della Ruota del Tempo”, Raudra Chakrin, il Re Kalika che si manifesterà all’umanità intera nel 2424, a capo di una potente armata a bordo di “cavalli volanti” e “barche che volano nell’aria”, per sconfiggere i degenerati governanti del mondo che lo avranno portato al declino e alla fine totale nella guerra e nell’avidità , e per stabilire una nuova Età dell’Oro per tutto il pianeta.
Eventi recenti, che sembrano corrispondere a tali predizioni, rafforzano la convinzione di chi ritiene reale l’esistenza del mistico regno . La disintegrazione del Buddismo in Tibet e la crescita del materialismo in tutto il mondo, unitamente alle guerre e al tumulto del 20° secolo, riportano con decisione alla profezia di Shambala. Arriveranno tempi ancora più oscuri. E fortunati saranno coloro che vedranno i Guerrieri di Shambala venire in loro soccorso per riportare la pace e la letizia sulla terra. Ma i cicli del tempo continueranno oltre l’alba di questa nuova età dell’oro. L’universo passerà nuovamente attraverso quattro ere, ritornando in un nuovo Kali Yuga. A quel punto gli insegnamenti dell’attuale Buddha scompariranno dal nostro mondo. Gli insegnamenti del Kalachakra giungeranno ai successivi dodici continenti del mondo ed i cicli si ripeteranno.
Il terzo livello del Kalachakra comporta l’insegnamento sulla vacuità dei fenomeni, della non realtà del sé e della Chiara Luce. Lo yogi trasforma il mondo in un Mandala e identifica se stesso con la divinità di Kalachakra, espressione della natura illuminata, abbandonando il modo ordinario di percepire se stesso ed il mondo.
Così gira, senza mai fermarsi, la Ruota del Tempo, intorno all’asse cosmico del Monte Meru. Questo è l’eterno andare della vita del singolo uomo e delle infinite galassie. Un’alternanza di creazione e distruzione che si concepisce nella nostra mente e che in essa trova ed esprime i connotati dell’infinita mutazione, dell’incessante gioco cosmico della vita.
Lo yogi porta a compimento nella realtà quanto ha prima generato con la potenza del pensiero e ottiene la realizzazione della Chiara Luce, la natura originaria della mente.
Il tempo non ha misura, né finalità ed è privo di esistenza.
Se volete, se sentite in voi l’incessante andare della vita, questa può essere la realtà concreta e il vero segreto di Shambala.

Shambala di Fernando Mora
Il 31 luglio scorso gli organi di stampa internazionali diffondevano la notizia, pubblicata inizialmente dal Beijing Review, della scoperta, avvenuta nel nord del Tibet, di un insieme di tombe molto antiche.Questo gruppo di otto sarcofaghi in pietra, disposti ordinatamente, ha richiamato la curiosità degli archeologi perché la pietra con la quale sono realizzati non è presente in Tibet, sebbene le sepolture siano poste a ben 4.650 metri d’altezza.
La gente del Tibet, dedita al Buddismo, non ha mai avuto una tradizione di sepolture in sarcofaghi, pertanto gli archeologi, guidati dal dott Cewang della Tibet University, hanno concluso che tali sepolture devono risalire ad un periodo compreso tra i 3.000 ed i 4.000 anni fa, almeno 1.300 anni prima che il buddismo fosse introdotto in Tibet
Questo ci riporta ad un periodo storico in cui il Tibet era abitato da un popolo la cui religione era chiamata “Bön”, un credo su base sciamanica che proponeva la completa unificazione dell’uomo con le forze della natura, che rappresentavano il divino.
Questa tradizione si trasmise successivamente anche al buddismo e fu codificata nella dottrina del Kalachakra (la”Ruota del Tempo”),   uno dei manoscritti sacri inerenti le pratiche meditative più antiche trasmesse dalla tradizione buddista, che propone ancora una visione animista del mondo, il cui perno è un centro situato su un piano dimensionale diverso dal nostro, noto con il nome tibetano di  Shambhala.
Comprendere questa dottrina significa penetrare nella storia più antica del Tibet.
Secondo quanto sostengono alcune cronache tradizionali tibetane, l’esistenza di questo regno risalirebbe, infatti, ad un periodo di gran lunga  anteriore all’apparizione storica del buddismo.
Alcuni Lama confermano che la sua origine dovrebbe essere fatta risalire all’inizio del mondo. Da parte loro, i seguaci del Bön l’identificano con Olmolungring, il paese ancestrale situato a nord-est del Tibet, dove sostengono che, più di 17.000 anni fa, ebbe origine tale tradizione religiosa.

La Fonte della Felicità
Shambhala, in Sanscrito, significa “Fonte della Felicità”.
I Lama tibetani sono fermamente convinti della sua esistenza e lo situano in un punto imprecisato dell’Asia Centrale.
Questo recondito regno sarebbe situato in una qualche località a nord di quello che le scritture buddiste chiamano il fiume Sita e che vari studiosi contemporanei hanno identificato con il fiume Tarim, nella regione autonoma cinese di Sinkiang Uigur.
Questo corso fluviale nasce fra le montagne di Kunlun e scorre – in prossimità del 42° parallelo – attraverso il deserto di Takla Makan e la catena montuosa di Tien Shan (le cosiddette “Montagne Celesti” dei taoisti), lungo un’estesa zona scarsamente popolata, dai confini incerti e politicamente instabile, che è tuttora uno dei luoghi meno esplorati del pianeta.
In questa zona sono state trovate delle misteriose mummie bianche di razza caucasica e dalla pelle tatuata (molto simili agli ormai scomparsi Maori di razza bianca della Polinesia) che potrebbero appartenere ad alcuni degli antichi rappresentanti della religione sciamanica Bön, autori delle costruzioni in pietra di cui oggi il Tibet è pieno.
Sebbene gli antropologi e gli archeologi siano ancora sconcertati da questo ritrovamento, è probabile che si tratti dei primissimi abitanti del Tibet, dai quali, probabilmente, derivò la dottrina del Kalachakra. Secondo quanto riferiscono le antiche scritture, Shambhala è circondata da un anello di risplendenti montagne innevate che proteggono il regno da coloro che non sono sufficientemente preparati per avvicinarsi ai suoi domini. Questo regno si celerebbe in un’altra realtà dimensionale parallela alla nostra (cfr. “Scienza di Ieri” pag.46).
Secondo l’antica dottrina tibetana, l’invisibile presenza di Shambhala non ha mai smesso né mai smetterà di influire sugli avvenimenti del nostro mondo profano.
Shambhala, secondo quanto narrano i monaci tibetani, appare intimamente connessa alla pratica delle tecniche di meditazione del Kalachakra, poiché, secondo la loro tradizione, furono proprio queste ultime a permettere ai suoi abitanti di raggiungere una peculiare condizione d’invisibilità dal mondo esterno, di cui godrebbero ancora oggi.
Le scritture del Kalachakra riferiscono che il sovrano di questo regno leggendario, nella tradizione buddista chiamato “Sanat Kumara” (ma che altrove ha preso vari epiteti quali “Re del Mondo” o “Prete Gianni” e che può essere identificato con il Melchitzedeq della tradizione occidentale, N.d.R.) possiede uno specchio magico con il quale può contemplare avvenimenti che accadono a migliaia di chilometri dal suo palazzo.

17.000 anni orsono…
La prima menzione di Shambhala è collegata alla figura di Siddharta Gautama (il Buddha Shakyamuni, fondatore di questa corrente religiosa).    Secondo le scritture del Kalachakra, i cui commentari sono vecchi di secoli, quando il Buddha raggiunse il suo ultimo anno di vita, tramandò questi insegnamenti nella città di Dhanyakataka, in India meridionale.
Però, quel che più ci interessa sottolineare è che anche un re di nome Sucandra, che fu il primo sovrano di Shambhala ricordato dalle cronache, ricevette tali insegnamenti. Sucandra tornò nel suo regno, si dedicò intensamente alla pratica delle tecniche di meditazione apprese e, così facendo, divenne il primo monarca e maestro spirituale di un lignaggio di sovrani che ha insegnato queste dottrine nell’arco di più di 2.000 anni.
In questo modo, sebbene originariamente il Buddha insegnò questo tantra in India, non fu in questa nazione che l’insegnamento del Kalachakra raggiunse il suo apogeo, bensì nel misterioso regno di Shambhala.
Là si preservo per più di un millennio, finché, intorno al 960 d.C., questi tantra furono nuovamente diffusi in India grazie ad uno yogi di nome Chilupa, ed ebbero un’ampia ripercussione nelle regioni del Bengala e del Kashmir.
In quella stessa epoca vissero altri maestri di grande reputazione, fra i quali spiccano Pindo Acharya e Naropa – un personaggio che visse in quella che è l’odierna isola di Giava – i cui insegnamenti sono gli unici che, attraverso il Tibet, siano stati tramandati ininterrottamente fino ai nostri giorni.
I Secondo quanto sostengono alcuni maestri tibetani, esistono ancora degli insegnamenti del ciclo del Kalachakra, nascosti a Borobudur (Giava) in un tempio costruito ad immagine dello stupa di Dhanyakataka, dove il Buddha tramando l’insegnamento originale.
Nel periodo in cui, dopo la loro permanenza nel regno nascosto, gli insegnamenti del Kalachakra tornarono in India (nel X secolo), i musulmani erano sul punto di eliminare il buddismo dal subcontinente indiano.
Ed è questo il motivo principale per cui questo insegnamento tantrico, in India, conoscerà solo un breve momento di splendore.
Ciò nonostante, visse un rinnovato sviluppo in Tibet, dove non solo prosperò, essendo stato insegnato e praticato fino all’epoca attuale, ma giunse persino a diffondersi in Occidente.
Qui, negli ultimi vent’anni, l’iniziazione del Kalachakra è stata tramandata per mano di grandi maestri del buddismo tibetano quali il Dalai Lama, Kalu Rinpoche, Lopön Chetchu Rinpoche e Sakya Trizin Rinpoche.

Shambhala e l’Occidente
Shambhala inizia ad essere nota nell’ambiente culturale dell’Occidente per mezzo dei primi missionari cattolici, che viaggiarono in Asia centrale per tentare di convertire al Cristianesimo gli abitanti di quelle remote regioni. Infatti, dai documenti risulta che, già nel XVII secolo, i portoghesi Joao Cabral ed Estevao Cacella, mentre cercavano di trovare una pista che collegasse l’India e la Cina passando per il Tibet, sentirono parlare di un regno occulto che essi chiamarono “Xembala”.
Due secoli più tardi, anche un altro missionario cattolico, l’Abate Huc, annotò un’ulteriore versione del mito di Shambhala.
Verso la fine del XIX secolo l’Occidente inizio a sfruttare politicamente la leggenda di questo regno.
Tanto la Russia quanto l’Inghilterra parteciparono a quello che fu definito il “Grande Gioco”, un eufemismo per riferirsi alla battaglia in corso fra queste due potenze mondiali per il controllo degli altopiani del Tibet e di un’estesa zona dell’Asia Centrale.
Quest’episodio vide coinvolto un Lama di nome Dorjieff (Agvan Dorzhiev 1854-1938) che si è voluto identificare con G.I. Gurdjieff, il celebre maestro armeno creatore del Quarto Cammino.
Tuttavia, dobbiamo sottolineare il fatto che Dorjieff non aveva nulla a che vedere con il Gurdjieff noto a tutti (anche se così risulta da numerose pubblicazioni di carattere esoterico) ed era invece un Lama buddista d’origine buriata che fungeva da rappresentante diplomatico dello Zar Nicola II (alcuni sostengono che fosse anche una spia al suo servizio) alla corte del XIII Dalai Lama. Lama Dorjieff ricevette anche il permesso di erigere, fra il 1909 ed il 1915, un tempio dedicato al Kalachakra nella città di San Pietroburgo.
Anche altri importanti personaggi della tormentata Russia degli inizi del XX secolo furono connessi al mito di Shambhala, come l’artista ed esploratore Nicolas Roerich.
Sedotto dal mito di questo regno, Roerich organizzò varie spedizioni di ricerca e, in un periodo posteriore della sua vita, promosse ed ottenne che fosse istituito il Patto Roerich ed il suo simbolo, la “Bandiera della Pace”: un trattato internazionale nel quale le nazioni firmatarie s’impegnavano a rispettare e salvaguardare tutti i tesori culturali e scientifici, sottoscritto anche dall’Unione degli Stati Americani nel 1934.       In seguito, nel 1954, il Patto Roerich venne modificato nella Convenzione dell’Aia.
Uno dei politici che convinsero Roosevelt a firmare il Patto Roerich fu Henry Wallace, Segretario all’Agricoltura, che in seguito venne eletto vicepresidente di Roosevelt, nel 1940.
Discepolo spirituale di Roerich, Wallace finanziò con fondi pubblici una delle spedizioni di ricerca del regno di Shambhala, con l’intento ufficiale di scoprire delle varietà di piante resistenti a condizioni d’estrema siccità, sebbene in privato si ammettesse che l’obiettivo reale era cercare i segni di quella che Roerich chiamava la “Seconda Venuta”: qualcosa che, come vedremo, è connesso alla profezia di Shambhala. Il mitico regno venne anche identificato dalla Teosofia come dimora dei Mahatma (le grandi anime), i maestri della grande gerarchia bianca che guida i destini spirituali del nostro pianeta e che spesso si manifesterebbero da Shambhala in questo piano dimensionale sotto l’aspetto di energie luminose, erroneamente scambiate per UFO, e di cui lo stesso Roerich fu testimone.
Helena Petrovna Blavatsky – un altro personaggio russo legato al mito di Shambhala – affermava di aver canalizzato gran parte degli insegnamenti teosofici provenienti da un gruppo di maestri che vivevano in un luogo nascosto, oltre la catena montuosa dell’Himalaya.
Tuttavia, l’effettiva localizzazione di questo luogo straordinario ed ignoto restò sempre molto imprecisa.

L’Età dell’Oro
Nelle scritture del Kalachakra sono presenti anche elementi profetici, come avviene in tutte le tradizioni religiose mondiali (si pensi all’Apocalisse di S.Giovanni della nostra Bibbia).
La profezia contenuta nelle scritture del Kalachakra si concentra principalmente sul tema dello scontro che avverrà tra le forze del Dharma, cioé della verità e della giustizia, e le forze della barbarie e del materialismo, e sull’Età dell’Oro che ne seguirà.
Secondo i testi tradizionali, entro pochi decenni il re di Shambhala irromperà nel mondo esterno per liberare gli esseri umani dal materialismo imperante. Seguendo la genealogia dei sovrani di Shambhala, questi sarà il 25° del suo lignaggio e sarà noto con il nome di Rudrachakrin (“Colui della Ruota Violenta”).
Per spiegare questa profezia e per situarla cronologicamente, i testi del Kalachakra stabiliscono un parallelismo fra alcuni importanti avvenimenti storici del mondo esterno e la genealogia dei suoi re.
Ad esempio, essi collocano durante il regno del loro 10° re il sorgere dell’Islam nel “paese della Mecca”. La maggioranza delle fonti concordano nell’affermare che il 21° re di Shambhala, Anirudha (“l’Inarrestabile”), inizio il suo regno intorno all’anno 1927 e governerà approssimativamente fino al 2027, poiché si suppone che i regni di questi monarchi durino cent’anni, in accordo con la vita media degli abitanti del regno.
La profezia prosegue dicendo che, durante la reggenza di Anirudha, il buddismo e gli insegnamenti del Kalachakra si estingueranno quasi completamente in Asia e che tale stato di cose proseguirà fino all’avvento del già citato Rudrachakrin, il cui regno giungerà intorno al 2327.
Altri autori credono, tuttavia, che l’avvento del regno del 25° re potrebbe giungere in una data molto più vicina, forse in un prossimo futuro, poiché – secondo quanto argomentano – non tutti i sovrani di Shambhala hanno regnato per un periodo completo di cento anni. Chögyam Trungpa, celebre Lama tibetano che sviluppò la sua attività didattica in Occidente, affermava che il regno d’alcuni sovrani di Shambhala risulto abbreviato dalla morte prematura di alcuni Dalai Lama.
Anche se la determinazione cronologica del momento in cui avrà luogo tale scontro non risulta troppo precisa, possiamo tuttavia basarci sulla situazione generale che, secondo le scritture, prevarrà immediatamente prima della completa manifestazione di questo regno sacro nella nostra dimensione spazio-temporale: conflitti bellici, carestie, epidemie, droghe, malattie ignote ed altri disastri affliggeranno un mondo nel quale l’umanità avrà perso qualunque percezione di cio che significa la vera spiritualità e gli unici “dei” che adorerà saranno la ricchezza, l’ostentazione ed il potere.
La profezia narra anche che due fazioni di materialisti si disputeranno il dominio del pianeta finché una delle due si ergerà a vincitore assoluto. In questo modo la potenza vittoriosa, totalmente ignara dell’esistenza di Shambhala, giungerà a credere che non esista nulla di più potente sulla faccia della Terra.
Cio nonostante, arriverà il momento in cui questo governo saprà della sua esistenza e allora pretenderà di sottomettere anche il regno al suo controllo, un atto d’aggressione che obbligherà Rudrachakrin ed i suoi eserciti ad uscire dai limiti di Shambhala per sostenere una guerra aperta contro gli attaccanti.
Va sottolineato che il ‘segno’ che stabilirà l’inizio del regno di Rudrachakrin sarà una “grande ruota di ferro che discenderà dal cielo”. Secondo la profezia avverranno diverse battaglie: si parla, ad esempio, del combattimento che si svolgerà nei pressi della città della Mecca. Ma la battaglia decisiva avverrà a sud del fiume Tarim, in una località situata in Iran o, forse, in Turchia. I testi spiegano anche che, dato che i barbari materialisti del mondo esterno disporranno di ogni tipo di tecnologia bellica, Rudrachakrin si vedrà obbligato a combatterli non solo con le sue temibili ‘ruote volanti’ ma anche con mezzi molto più sottili e sofisticati che, in definitiva, saranno quelli che gli daranno la vittoria.
Così, secondo la profezia, questo re entrerà in uno stato di trance meditativo profondo, grazie al quale creerà un magico esercito con cui sconfiggerà i suoi sconcertati avversari .  Secondo le profezie, fra i combattenti che accompagneranno il re si troveranno anche le reincarnazioni di molti importanti e celebri Lama che per molti secoli hanno pregato costantemente di poter rinascere al tempo in cui avrà luogo tale battaglia.
Si dice anche che tutte le persone che abbiano ricevuto l’iniziazione del Kalachakra formeranno parte dell’esercito  di Shambhala.
Dopo la sconfitta dei barbari, Rudrachakrin estenderà il suo dominio su tutto il pianeta, allora sorgerà l’alba dell’Età dell’Oro, in una sorta di ritorno universale al Paradiso e tutto il pianeta si trasformerà in un’estensione di Shambhala.

Il significato della profezia
Dobbiamo essere molto prudenti, tuttavia, e non tentare di trasformare gli affascinanti insegnamenti del Kalachakra e tutto ciò che concerne la ricerca del regno occulto in una scusa per eludere i doveri della vita quotidiana. L’autentico ricercatore di Shambhala non parte in cerca di questo santuario segreto per sfuggire alla realtà, bensì per addentrarsi maggiormente in essa.
In questo senso il regno simboleggia la regione più profonda del nostro essere, quell’ambito interiore che è la vera fonte di tutta la saggezza, il mistero e la purezza di cui possiamo godere nella nostra vita. In realtà, come propongono gli insegnamenti del buddismo tantrico, dovremmo cercare di trasformare il nostro stesso ambiente quotidiano nel meraviglioso regno di Shambhala, ovvero, dovremmo sforzarci di trovare l’atemporale nel momento presente, l’indistruttibile nell’effimero e la spiritualità fra le imperfezioni del mondo materiale.
In questo senso la profezia possiede anche un altro piano di lettura il quale ci suggerisce che, qualunque cosa accada nella nostra vita, noi raggiungeremo la piena felicità perché il nostro vero Io, la nostra identità profonda – l’equivalente del re di Shambhala – finirà per imporsi alle forze dualiste dell’egoismo e della sofferenza.
Insomma, la guerra potrebbe rivelarsi più interiore che esteriore e la vittoria sarà quella sui nostri stessi ‘demoni’.
Seguendo questa linea d’interpretazione, esiste un’antica storia tibetana molto significativa che narra di un giovane il quale, in cerca di questo misterioso regno, durante le sue peregrinazioni giunse alla  caverna in cui  viveva un vecchio eremita .  Questi gli chiese:

” Dove stai andando ?” ” Vado a Shambhala ” rispose il giovane
” Ah, molto bene – disse l’eremita – ma allora non dovrai andare molto lontano.
Perché devi sapere che il regno di Shambhala si trova nel tuo cuore”

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